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Anfibi: un patrimonio di Biodiversità


La noiosa monotonia delle serate invernali come d’incanto sparisce in primavera… una sinfonia di gracidii allieta l’arrivo della buona stagione… è il risveglio del popolo degli stagni!

Hyla meridionalis 6528

Fin da quando ero bambino ho sempre associato l’arrivo della primavera con il “melodioso” gracidare serale delle piccole Ile che, anche in una città caotica come Genova, pervade le zone più umide dei quartieri. Infatti piccole pozze, stagni e torrenti sono ambienti in cui è presente un affascinante popolo nascosto, quello degli Anfibi.

Non mi basterebbe un libro per parlare di questa strana Classe del Regno Animale ma vorrei far capire alle persone non addette ai lavori di come una rana, un rospo o una salamandra abbiano un importante ruolo nell’ecosistema.

Iniziamo con l’analizzare il nome “Anfibio” (Amphibia), Linneo nel suo Systema Naturae classifica questi animali come esseri che possono vivere sia in acqua che fuori. Infatti la fisiologia degli Anfibi è unica e particolare: la pelle è permeabile all'acqua e gas e quindi permette la respirazione.

Rana temporaria 7030

Inoltre il derma, attraverso ghiandole specializzate, secerne muco utile contro la disidratazione oltre a sostanze tossiche con funzione anti-predatoria.

I polmoni, quando presenti, non sono molto funzionali. La respirazione avviene per lo più per via cutanea con complicati meccanismi che riguardano il derma. Nelle fasi larvali, ma non solo, sono presenti gli archi branchiali utili per la respirazione in acqua.

Come abbiamo visto, gli adattamenti a cui sono andati incontro i Vertebrati antenati degli Anfibi, durante il lungo processo evolutivo, sono molto particolari ed affascinanti. Basta pensare che alcuni Urodeli, grazie alla loro piccola corporatura, non hanno proprio i polmoni!

Salamandra salamandra 8953

Ma facciamo un passo indietro, chi sono gli Urodeli?

La classificazione scientifica delle specie animali porta a suddividere la Classe degli Amphibia in due differenti Ordini: Anuri e Urodeli. La differenza è semplice, gli Anuri sono gli Anfibi senza coda (rane, rospi e raganelle) mentre gli Urodeli sono gli Anfibi con la coda (salamandre, tritoni e geotritoni).

In tutti e due gli Ordini troviamo una suddivisione durante il ciclo riproduttivo, anche se, come succede spesso in Natura, ci sono delle eccezioni.
Pelodytes punctatus 6125

Come tutti sanno gli Anfibi depongo le uova, da queste nasce una forma larvale completamente acquatica (girino) che a poco a poco si trasforma (metamorfosi) fino a diventare adulto. In realtà ci sono delle differenze nel processo di riproduzione dei due Ordini: negli Anuri la fecondazione è esterna e generalmente è presente una fase larvale, molto diversa dall’adulto (pensate al girino e alla rana). Mentre negli Urodeli la fecondazione è “interna” (il maschio produce una spermatofora che viene ricevuta dalla femmina) e le forme larvali sono molto simili all’adulto. Inoltre in alcuni Anfibi è presente il fenomeno chiamato neotenia, ovvero gli adulti mantengono caratteristiche morfologiche degli stadi larvali anche se sono sessualmente maturi e quindi si possono riprodurre.

Salamandrina perspicillata 7107

Nell’anno mondiale della biodiversità, in cui perfino le televisioni italiane passano slogan di sensibilizzazione sociale, la continua perdita di specie di Anfibi preoccupa molto biologi e naturalisti.

Infatti a partire dagli anni ’90 si è osservata una strana infezione ad opera di un fungo (chitridiomicosi) che nel giro di 20 anni ha portato all’estinzione di moltissime popolazioni di Anfibi. Il fungo Batrachochytrium dendrobatidis è una specie ubiquitaria che si trova in acqua e nei suoli umidi; è un organismo in prevalenza saprotrofo che degrada cellulosa, chitina e cheratina. L’infezione avviene in acqua e colpisce soprattutto gli individui metamorfosati: le spore aggrediscono il sistema tegumentario danneggiandolo e quindi creando all’animale problemi di respirazione e osmoregolazione.

Numerose sono le ipotesi formulate per spiegare l'apparente aumento di recettività degli Anfibi alle patologie infettive degli ultimi decenni. L'azione combinata di vari fattori (variazioni climatiche, UV-B, pH, inquinamenti, fattori biotici) potrebbe aver influito sulla risposta immunitaria degli Anfibi rendendoli più esposti all'azione degli agenti patogeni. Allo stesso tempo è possibile che tra i microrganismi non patogeni si siano sviluppate forme patogene, o che queste abbiano aumentato la loro virulenza e la loro diffusione nell'ambiente naturale.

Speleomantes strinatii 4471Anche in Italia, nel 2001, è stata rilevata la presenza dell’infezione in alcuni esemplari di Bombina pachypus raccolti sulle colline della Provincia di Bologna.
Il pericolo di estinzione negli Anuri è quindi molto alto e questi animali sono importantissimi per gli ecosistemi presenti in tutto il mondo!
Spesso è difficile farne capire l’importanza alle persone, nella società odierna si è persa la cultura Naturalistica e gli interessi prioritari sono quelli che riguardano il sistema economico. Così molti ambienti vengono distrutti a discapito di nuove costruzioni “utili” all’uomo… con la conseguente  perdita di interi ecosistemi e di diversità animale.
Quando ci renderemo conto che anche “noi” facciamo parte di un grandissimo ecosistema regolato da una molteplicità di equilibri molto fragili?
Forse sarà troppo tardi… e la sorte che sta capitando attualmente ad altre specie interesserà anche
Homo sapiens sapiens.

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Come fotografare gli Anfibi

Con queste poche righe voglio dare due notizie utili per la fotografia all’erpetofauna anfibia, soprattutto per un approccio serio e rispettoso.

Questi animali, come abbiamo detto, si ritrovano in ambienti umidi che presentano diverse difficoltà logistiche per la fotografia. Spesso il fotografo naturalista deve sfoggiare le sue qualità più “wild” sdraiandosi in posizioni scomodissime direttamente a contatto con l’acqua. Inoltre possono esserci situazioni in cui bisogna immergersi insieme al tripod e tenere la macchina fotografica sul pelo dell’acqua. In questi frangenti difficili però bisogna sempre ricordarsi che si è in “casa di altri” e quindi di non distruggere il piccolo ecosistema in cui ci troviamo.  Inoltre le manipolazioni degli Anfibi vanno fatte il meno possibile e solo con le mani bagnate per evitare di asportare il muco che protegge la loro pelle.

Infine, un importante precauzione da prendere per prevenire la possibile infezione da chitridiomicosi agli esemplari che fotografiamo, è quella di disinfettare al meglio possibile tutto il materiale (anche le mani) che va a contatto con gli Anfibi e l’acqua, soprattutto se successivamente si visitano atri siti.